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Premessa
Quando nell’autunno del 1962 ebbe inizio il concilio Vaticano II era vivo il ricordo del dramma della seconda guerra mondiale. Il mondo era diviso dalla guerra fredda. Alcuni giorni dopo l’inizio del concilio, la crisi cubana spinse i due blocchi sull’orlo del conflitto con la minaccia della distruzione globale. Cosa poteva dire il concilio al mondo contemporaneo?
La natura pastorale del concilio consisteva, secondo Giovanni XXIII, nel mostrare l’importanza della redenzione nella vita quotidiana delle persone2. La verità sull’uomo amato da Dio era la risposta della Chiesa ai drammi e alle inquietudini del mondo. Tuttavia, per far breccia nell’uomo contemporaneo con il tesoro della fede, era necessario un rinnovamento della Chiesa e del suo modo di operare. La parola “aggiornamento” spesso fu interpretata erroneamente come semplice “adattamento” della Chiesa al mondo contemporaneo. Il concilio voleva invece esprimere non solo la solidarietà della Chiesa verso il mondo contemporaneo, ma sottolinearne soprattutto la missione redentrice nei confronti di tutta l’umanità. I vescovi si trovarono dinanzi ad un compito arduo: presentare in un unico documento il dialogo con il mondo e la missione della Chiesa, la storia temporale ed il destino eterno, la politica e la teologia. Destinatari del documento non erano soltanto i cattolici. Il dibattito conciliare sulla Chiesa nel mondo contemporaneo svela i problemi e gli ostacoli superati, le critiche formulate e le soluzioni accolte, le speranze e le perplessità. Presenta innanzitutto l’impegno di padri conciliari e teologi, consapevoli che tale dibattito riguardava la ragione più profonda della presenza della Chiesa sulla terra, ossia la salvezza delle anime.






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