Parole di Vita
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Parole di Vita

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Description

Editoriale 2

Annalisa Guida

RACCONTARE LO SCANDALO

DELLA CROCE 4

Mirko Montaguti

SGUARDI SULLA MORTE:

I PERSONAGGI DELLA PASSIONE 12

Giacomo Violi

L’ISTITUZIONE DELL’EUCARISTIA 18

Donatella Scaiola

IL RACCONTO DELLA PASSIONE

E L’ANTICO TESTAMENTO 24

Roberto Pasolini

UNA FINALE “IMPERTINENTE”

(MC 16,1-8) 29

Maurizio Compiani

LA FINALE LUNGA DI MARCO 34

Marco Cassuto Morselli

«COLUI CHE MI CONSEGNA

STA ARRIVANDO» 39

Duilio Albarello

«ITE, MISSA EST!».

EUCARISTIA E TESTIMONIANZA 43

BIBBIA E SCUOLA

Marco Tibaldi

«È risorto: non è qui!» (Mc 16,6) 48

PER SAPERNE DI PIÙ

Paolo Mascilongo

Rassegna bibliografica su Marco 51

APOSTOLATO BIBLICO

Paolo De Martino

Ci vuole immaginazione 55

INDICE 2022 56

ARTE

Marcello Panzanini

«Devo andare!». La guarigione del paralitico

 

EDITORIALE

Un autore può decidere quale tipo di conclusione adottare per la sua opera, consapevole che proprio l’ultima scena e le ultime parole resteranno impresse nella mente del lettore. Per Marco la scelta pare scontata: la conclusione di una biografia coincide con la fine dell’esistenza del protagonista. Ma tanto è originale l’incipit (con il protagonista già adulto) tanto è sbalorditivo l’explicit: agli ultimi giorni di Gesù Marco dedica un quinto della sua opera, rallentando enormemente il ritmo narrativo per finire con una chiusura “sfuggente”. Egli considera quei giorni conclusivi non semplicemente la fine dell’esistenza terrena del Nazareno, ma soprattutto il fine e il senso della persona di Gesù, il momento in cui trovano una risposta i diversi interrogativi sollevati di fronte al suo dire e agire. Il presente fascicolo, perciò, si apre con un ampio contributo di Annalisa Guida sui tre capitoli finali in cui Marco narrativizza, cioè mette in racconto, il nocciolo del primitivo e sconcertante annuncio cristiano: Gesù ha sofferto, è morto ed è risorto. L’analisi procede secondo quel metodo narrativo che ha guidato l’approccio di questa annata. Si esaminano le istanze intradiegetiche (attori, intreccio, trasformazioni spaziali e temporali) e quelle extradiegetiche (autore implicito e lettore) del testo, mantenendo sempre aperto il dialogo con il macro-racconto, con le sue costanti e le sue strategie (dirette o indirette). Sul Calvario si scioglie il quesito di fondo: chi è Gesù? La confessione risolutiva «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!» non proviene da una voce dal cielo né è proclamata dal suo portavoce. Essa è affidata a un personaggio più che minore, ma in grado di lanciare il fascio di luce pasquale sull’evento ignominioso eppur salvifico della croce. Proprio il ruolo decisivo del centurione romano obbliga a considerare gli sguardi degli altri personaggi del racconto della passione e morte (Mirko Montaguti), anche perché negli ultimi tre capitoli di Marco Gesù diventa sempre più inerme: passa di mano in mano fino ad essere depositato nel sepolcro. E queste mani non sono neutre: possono esprimere com passione o cospirazione, affidamento o tradimento, amorevolezza o prepotenza. Marco padroneggia il racconto dello scandalo e fa muovere con sapienza tutti i personaggi sulla scena (protagonista, deuteragonisti e antagonisti, maggiori e minori) lasciandosi ispirare dalle Scritture: citazioni, allusioni e rimandi non ostacolano la narrazione, la sostanziano, le danno spessore e soprattutto permettono al lettore/ ascoltatore di tenere costantemente agganciato lo sviluppo dell’azione (umana e crudele) al progetto di Dio (Donatella Scaiola). Insieme ad articoli di inquadramento di Mc 14– 16 si trovano contributi focalizzati su singole parti, come l’istituzione dell’eucaristia (Giacomo Violi) e la duplice finale del racconto. In quella breve dominano opacità e incapacità, sorprendono impertinenza narrativa e bizzarria grammaticale (Roberto Pasolini); nell’altra prevalgono efficacia ed efficienza, rifulgono potenza e signoria (Maurizio Compiani). Con la figura di Giuda, infine, si conclude la serie di commenti da parte di Marco Cassuto Morselli che quest’anno ha arricchito la comprensione del secondo vangelo offrendo chiavi di lettura ebraica del testo. E proprio grazie al suo diverso punto prospettico, gli è possibile proporre un’interpretazione assai diversa da quella tradizionale: l’apostolo consegna (vero significato del verbo greco abitualmente tradotto con «tradire») Gesù ai sacerdoti perché lo ungano re messia; ma la paura di provocare una repressione dei Romani induce i sacerdoti a consegnare il rabbi di Nàzaret a Pilato. La “Vita” stesa da Marco, al pari di quelle degli altri evangelisti, prosegue oltre la vicenda terrena del suo protagonista nella vita di quanti hanno creduto nel Crocifisso risorto. Essi, facendo memoria della sua cena pasquale, ri-presentano con il dono di sé agli altri la medesima pro-esistenza di Gesù, in forza dello Spirito (Duilio Albarello). E tra loro – ci auguriamo – ci saranno anche i lettori di questa annata dedicata a Marco che volge al termine.

Marco Zappella

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