Description
Il beato Cardinale J.H. Newman (1801-1890), sempre
attento alle correnti della cultura del suo tempo,
dedica una grande attenzione al processo di maturazione
della fede cristiana. Nell’ottica di Newman la
fede si caratterizza come giudizio, vale a dire come
valutazione personale e indipendente applicata alle
situazioni concrete della vita. Per Newman l’argomento
migliore – un argomento che risulta intelligibile
tanto a quelli che non sanno leggere, quanto a
quelli che sono andati a scuola – è quello che nasce
dalla diligente attenzione agli insegnamenti del nostro
cuore, e dal confronto tra le esigenze della nostra
coscienza e l’annuncio del Vangelo. Riteniamo, pertanto,
che oggi il pensiero di Newman possa essere
proposto come esempio e come alimento del pensare
cristiano; e considerare, inoltre, la sua proposta di
fede un invito a prendere coscienza del nostro essere
cristiani in un mondo in cui oltre alle nozioni vi è
bisogno di testimoni.
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto:
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»
(Gv 20,29)
Introduzione
Il beato Cardinale J.H. Newman (1801-1890), sempre attento
alle correnti della cultura del suo tempo, dedica una
grande attenzione al processo di maturazione della fede cristiana.
Tale dedizione avviene in modo diverso spaziando dai
Sermoni alle Conferenze, fino alle Riflessioni Teologiche nonché
Filosofiche. Diciamo che Newman è largamente noto per aver
dedicato la sua esistenza e la sua lunga carriera – quando morì
aveva ottantanove anni – alla difesa della fede. Nella sua riflessione
si scorge una passione principale: rendere Dio credibile
nella propria cultura e dare senso alla visione cristiana in un’epoca
in cui la fede in Dio sembra in grave crisi. Egli con chiarezza
esamina gli influssi culturali positivi e negativi della sua
epoca esercitati sulla fede cristiana e sulla teologia.
Newman, da parte sua, assegna un ruolo importante al
cuore, all’immaginazione e agli affetti nella vita della fede, nutrendo
sempre diffidenza nei confronti di una sottolineatura
eccessiva del sentimento religioso di per se stesso. La fede non
dovrebbe essere ridotta a un’espressione soggettiva; il Vangelo
è tutt’altro: una rivelazione definita e graduale del mistero di
Gesù1. «Il fine della meditazione – scrive Newman – è appunto
di dar realtà ai Vangeli: di far sì che gli avvenimenti da essi narrati
si elevino nelle nostre menti al livello di fatti concreti, tali
da poter essere assimilati da una fede viva quanto l’immaginazione
che li accoglie»2. Nell’ottica di Newman la fede si caratterizza
come giudizio, vale a dire come valutazione personale
e indipendente applicata alle situazioni concrete della vita.
Ciò è chiarito dallo stesso Newman quando scrive: «La fede ha
dunque la peculiarità di formare il proprio giudizio grazie ad
un sentimento di dovere e di responsabilità, con particolare
attenzione alla condotta della persona, in conformità ai comandamenti
rivelati, confessando la propria ignoranza e senza
preoccuparsi delle conseguenze; in spirito di docile umiltà,
ma su una gamma di argomenti che neppure la filosofia può
superare»3. Per Newman, quindi, l’argomento migliore – un
argomento che risulta intelligibile tanto a quelli che non sanno
leggere, quanto a quelli che sono andati a scuola –, è quello che
nasce dalla diligente attenzione agli insegnamenti del nostro
cuore, e dal confronto tra le esigenze della nostra coscienza e
l’annuncio del Vangelo.
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