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Estratto
Il confessore di papa Giovanni XXIII Alfredo Cavagna, quando apprese la triplice notizia annunciata il 25 gennaio 1959 ai 17 cardinali presenti in San Paolo fuori le Mura, fece arrivare alcune proposte sul sinodo romano assieme al volume da lui curato, Synodus diocesana Ravennatensis XXIII. Oltre a questo suggerì anche alcune tematiche che, per la loro rilevanza, avrebbero dovuto essere materia dei discorsi sinodali, tra cui i pericoli introdotti proprio dalla televisione nei confronti del clero diocesano. Scriveva: «La TV può costituire per noi sacerdoti un pericolo. Anzitutto la perdita di tempo specialmente la sera, sacrificando o recitando male il rosario e sopprimendo l’esame di coscienza; poi naturalmente si va a letto molto tardi, anche a mezzanotte, la mattina non si può alzarsi presto e si finisce con l’omettere le pratiche di pietà del mattino, persino la preparazione alla S. Messa. Ci si abitua poi a vedere figure di donne in atteggiamenti per lo meno scomposti e non certo convenienti per noi sacerdoti. Soprattutto si rimane influenzati da un ambiente secolaresco e laicale che ha fatto dire con ragione a un Vescovo che per noi sacerdoti la TV può essere, quando se ne abusa, il pericolo n. 1»1.






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