Description
La presente pubblicazione documenta la “3a Trienala Ladina”, tenutasi lo scorso anno (luglio-ottobre 2010) presso il Museum Ladin Ciastel de Tor, curata da Adam Budak e intitolata “Mirrored Stories”: i protagonisti sono sei artisti provenienti dall’arco alpino che propongono, attraverso le loro opere, narrazioni singolari e speculari.
Le sculture di Peter Demetz (1969), realizzate con geometrica precisione nel legno chiaro di lime, sfidano la percezione dello spettatore, aprendo uno spiraglio sui mondi interiori dei suoi personaggi. Le fotografie di Romana Pinroth (1960) si pongono a metà fra reale e irreale, e, nel catturare immagini riflesse in ampi specchi d’acqua, riportano alla mente i dipinti impressionisti.
L’affascinante silenzio dei dipinti di Claus Vittur (1967) conduce l’osservatore in luoghi fuori dal tempo, in cui domina un senso dimelanconia che ricorda fortemente la tradizione tardoromantica.
Barbara Tavella (1972) pone al centro della sua analisi il soggetto femminile, riflettendo, attraverso grafiche e acquerelli poetici e colorati, sulla fragilità e vulnerabilità del corpo ma anche, di riflesso, della psiche. L’occhio, sempre in viaggio, di Ester Schena (1976) si è posato, in questa occasione, a San Martino in Badia, dove ha ripreso la vita domestica dei suoi abitanti. Gli insoliti dipinti di Veronica Zanoner (1922) sono l’incredibile prova del virtuosismo dell’artista, che rielabora intime impressioni della cultura e della natura. Nel volume è infine presentata Kathrin Partelli (1980), vincitrice del 2º Premio artistico di scultura Richard Agreiter.
L’artista propone opere che, grazie a un gesto liberatorio di espansione nello spazio, superano i limiti della scultura stessa, e si pongono a metà fra disegno tridimensionale, installazione e costruzione architettonica.
Die vorliegende, sorgfältig ausgestattete Publikation dokumentiert die von Adam Budak kuratierte „Trienala Ladina“ des Museums Ladin in St. Martin in Thurn (Südtirol, Juli-Oktober 2010) unter dem Motto „Mirrored Stories“.
Die „gespiegelten Geschichten“ beziehen sich auf die zwei fast identischen Ausstellungsinterieurs, die zum Versuch einer (unmöglichen) Symmetrie führten sowie zum Versuch, die Dichotomie zwischen einzigartiger Erzählung und Repräsentation der sechs Künstler aus dem Alpenraum zu umreißen.
Dem Betrachter werden verschiedene Spiegelflächen geboten: In den Skulpturen von Peter Demetz (1969) spiegeln sich Interieurs der Psyche. In den schillernden Oberflächen von Romana Pinroths (1960) fotografischen Wahrnehmungsstudien reflektieren sich magisch Geschichten. Die einnehmende Stille der Gemälde von Claus Vittur (1967) führt zu Orten außerhalb der Zeit, wohingegen Barbara Tavella (1972) das Bild der Frau untersucht, mittels poetischen und bunten Grafiken und Aquarellen, die den Frauenkörper als „Kostüm“ sozialer Muster darstellen. Das wachsame Auge von Esther Schena (1976) hielt dieses Mal in Bildern die häusliche Umgebung der Bewohner von St. Martin in Thurn fest. Veronica Zanoners (1922) Leinwände strahlen dagegen atemberaubende künstlerische Virtuosität aus.
Zugleich wurde auch der 2. Richard-Agreiter-Preis für Bildhauerei an Kathrin Partelli (1980) verliehen, die dem Medium Skulptur besondere Kraft und Fülle verleiht und eine Collage zwischen räumlicher Grafik, Installation und architektonischer Konstruktion schafft.






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