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Il XX secolo è stato definito anche come il «secolo delle donne», un’epoca
cioè in cui il mondo femminile ha espresso significative testimonianze di
fede, d’impegno intellettuale e di vita personale nei luoghi topici della crisi
etica dell’Europa dei totalitarismi, della resistenza antifascista e, infine, della
ricostruzione democratica. Ciononostante, soltanto poche di queste testimonianze
hanno trovato uno spazio adeguato nella storiografia e nella memoria
collettiva europea.
La presenza delle donne nel movimento interreligioso non sfugge generalmente
a questa regola come dimostra il caso, ancora largamente misconosciuto,
di alcune figure anticipatrici del dialogo, in particolare quello di Sr Geneviève
Gendron e di Maria Vingiani la cui influenza, nel campo dall’amicizia
ebraico-cristiana, ha saputo oltrepassare la semplice sfera della riflessione spirituale
e teologica per investire, piuttosto, le scelte delle gerarchie vaticane
attraverso un’azione concreta e organizzata, sia pure quasi sempre all’ombra
della politica ufficiale.
Il presente saggio mira a ricostruire il loro percorso biografico, ricco di
avvenimenti, di incontri personali, di date periodizzanti, e sottolinea come
esse abbiano contribuito ad aprire nella Chiesa nuovi orizzonti di confronto
fra i cattolici e i credenti delle altre fedi.
Il loro impegno appare tanto più significativo quanto più esso si colloca in
un’epoca caratterizzata sia dalla particolare irrilevanza del ruolo della donna
nella società civile e nella sfera religiosa, sia dall’atteggiamento di prudenza
delle autorità ecclesiastiche nei confronti di ogni possibilità di incontro con le
fedi non cattoliche.
Ancora negli anni ’30, infatti, nonostante cominci ad affermarsi una nuova
concezione delle religioni non-cattoliche come praeparatio evangelica (cioè
come un contributo, per i loro seguaci, al mistero della salvezza in Cristo),
la teologia non oltrepassa il limite della «teoria del compimento», secondo
cui solo Gesù, il cui corpo mistico è la Chiesa cattolica, rappresenta la risposta
soprannaturale all’anelito umano di unione con Dio1. A partire dallo stesso
periodo, tuttavia, il dialogo interreligioso appare favorito, quanto meno sul
terreno dell’esperienza personale, dagli eventi storici nella loro incalzante drammaticità.
1. La coll aborazione Jul es Isaac-Geneviève Gendron
La necessità di contrastare la propagazione dell’antisemitismo in Europa spinge, infatti,
alcuni rappresentanti dell’ebraismo e delle diverse confessioni cristiane ad avviare una
collaborazione, soprattutto in quelle regioni settentrionali della Francia dove è più grave
il dramma dei profughi ebrei tedeschi (Lille, Halluin, Roubaix, Tourcoing)2.
In particolare nella diocesi di Lille il card. Achille Liénart3, autorevole esponente della
sede locale della Ligue internationale contre l’antisémitisme4, promuove una rete di
solidarietà di cui fanno parte il pastore protestante Henry Nick, il rabbino Léon Berman
e lo stesso arcivescovo della città. Fra i principali collaboratori della rete di attività
interconfessionale e interreligiosa del card. Liénart, un ruolo fondamentale è ricoperto
da Sr Geneviève Gendron5.
È particolarmente a Geneviève Gendron che si deve, infatti, il contributo di una visione
realmente moderna del rapporto ebraico-cristiano in termini di rispetto e di parità
piuttosto che di approccio strumentale in funzione dell’assimilazione cattolica.
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