Concilium - 2025/5
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Concilium – 2025/5

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Description

Indice

Geraldo Luiz De Mori – Margareta Gruber

Silvia Martínez-Cano – Cesar Kuzma

Stan Chu Ilo – Jonas Hagedorn (edd.)

Editoriale 

Abstracts

I. Lettura teologico-interdisciplinare

di dolore e consolazione

Jean-Pierre Wils, Dolore e sofferenza. Sull’importanza

della misericordia e della consolazione 

I/ Recuperare ciò che è stato dimenticato

II/ Dove sono finiti il “dolore” e la “sofferenza”? 

III/ Tre testimonianze letterarie

IV/ Una riflessione filosofica intermedia 

V/ Misericordia e consolazione – una digressione

 

Rivaldave Paz Torquato, Dolore e consolazione

nell’Antico Testamento 

I/ Introduzione 

II/ Dolore-sofferenza: realtà e terminologia 

III/ Consolazione: realtà e terminologia 

IV/ Chi consola? 

V/ Assenza di consolazione 

VI/ Rifiuto della consolazione: la solidarietà superflua 

VII/ Conclusione

Estela Aldave Medrano, Dolore e consolazione

nella prospettiva giovannea

I/ Introduzione 

II/ Il Gesù giovanneo: la gloria del crocifisso 

III/ «Vi ho detto questo perché non abbiate a scandalizzarvi » (Gv 16,1).

 

La sofferenza dei lettori del quarto vangelo 

IV/ «Non vi lascerò orfani» (Gv 14,18). L’orizzonte della consolazione nella tradizione di Giovanni 

 

V/ Conclusione 

Stan Chu Ilo, Dolore e sofferenza.

Trovare consolazione in una chiesa vitale 

I/ Non uccidete mio figlio, uccidete me 

II/ Trovare consolazione

 

nelle relazioni ecclesiali generatrici di vita 

III/ Conclusione: Verso una teologia

della resilienza relazionale nelle Chiese Vitali 

II. Pratiche religiose e spirituali

Clemens Sedmak, Il dolore può guarire

I/ Dolore salutare 

II/ Immaginazione consolatoria 

III/ Il dolore nella consolazione come consolazione 

IV/ Considerazione finale:

Consolazione divina e dolore umano 

Rosa Ruiz Aragoneses,

Vivere «a favore dell’essere umano»

(Sant’Ireneo, Contro le eresie IV 8,2) 

I/ Introduzione 

II/ Essere umani fa male 

III/ «Non lo sottovalutate perché ha sofferto»

(Ireneo, Dimostrazione della predicazione apostolica 70) 

IV/ Rispondere al male con il bene: una scelta di vita 

V/ Il buon samaritano: sofferenza, consolazione e cura

Eduard López Hortelano, Dolore e consolazione

nella mistica ignaziana 

I/Introduzione 

II/ L’autentica devozione: primo esercizio dell’uomo spirituale 

III/ Essere raggiunti dalla consolazione di Dio 

IV/ Conclusione 

III. Dolore e consolazione da una prospettiva etico-pastorale

Hans-Joachim Höhn, «Ingiustizia che grida vendetta

al cielo». Sofferenza, lamento, speranza

in una prospettiva etico-esistenziale

I/ Introduzione 

II/ Istanze di denuncia 

III/ Mancato risultato, protesta, appello 

IV/ Empatia e simpatia 

V/ Moralità e razionalità in conflitto 

VI/ Trasgressione sospesa 

VII/ Negazione della mortalità 

VIII/ Contro il disfattismo e il fatalismo 

Javier de la Torre, Sconfiggere il dolore.

La leggerezza del sogno postumanista 

I/ Introduzione 

II/ Il dolore ha molte facce 

III/ La difficile dissezione del dolore fisico

e della sofferenza morale 

IV/ La lotta postumanista 

V/ Il sogno postumanista della sconfitta del dolore 

VI/ Le risposte ai sogni del postumanesimo 

VII/ Conclusioni 

Marta López Alonso, Dolore e consolazione 

I/ Introduzione 

II/ Il senso incoraggiante della consolazione 

III/ La grandezza umana di cui abbiamo bisogno per consolare 

IV/ Dio che grida al nostro cuore: Consolate! 

V/ Conclusioni

Jeane C. Peracullo, Talamak na Pananakit.

Esplorare le connessioni tra dolore cronico,

attivismo ambientale e storie ispiratrici di solidarietà 

I/ Introduzione 

II/ Metodologia 

III/ Profili di coraggio nel dolore 

IV/ Discussione: Qui sta il dolore 

V/ Fede in Dio e negli altri 

VI/ Conclusione: Il dolore cronico come fonte di solidarietà 

Dafne Aída Zapata Pratto, Accompagnare le vittime

attraverso l’arte. Una strategia per ricostruire i legami 

I/ Introduzione: Affrontare le conseguenze dell’abuso 

II/ L’impatto spirituale dell’abuso sessuale 

III/ Il trauma, il corpo e le relazioni 

IV/ L’arte di ricostruire 

V/ Conclusione 

Forum teologico

Maeve Louise Heaney, «Il futuro della teologia:

eredità e immaginazione». Congresso internazionale

a cura del Dicastero per la Cultura e l’Educazione

I/ Introduzione 

II/ Fondamenti e processo 

III/ Nucleo e obiettivo 

IV/ Panoramica del Congresso 

V/ A titolo di conclusione 

Appendice I: Domande preparatorie 

Appendice II: Metodo per la conversazione nello Spirito 

 

Editoriale

Dolore e consolazione: un invito teologico La famosa canzone Lean on Me inizia con le parole: «A volte nella vita, tutti proviamo dolore, tutti proviamo tristezza». Queste parole esprimono una profonda verità sulla condizione umana: il dolore è un’esperienza universale che tocca ogni vita. Dall’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP), il dolore è definito come «un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole» associata a un danno tissutale effettivo o potenziale. Aristotele considerava il dolore e il suo opposto, il piacere, come «passioni dell’anima», intimamente connesse alla nostra vita sensoriale e affettiva. Mentre le neuroscienze affrontano il dolore come un’esperienza fisiologica e neurologica regolata da soglie e tolleranza, la teologia indaga a fondo il mistero della sofferenza, della provvidenza divina e della bontà di Dio. Il dolore, in questa prospettiva teologica, non è solo un disturbo biologico, ma una finestra sulla fragilità e la finitezza della condizione umana. Siamo creature segnate dal limite, sospese tra il desiderio e il fallimento, tra il desiderio di completezza e la realtà della perdita, della morte e della vulnerabilità. Il nostro pellegrinaggio terreno è una tensione costante tra speranza e disperazione, gioia e dolore, salute e afflizione, fiducia e paura, vita e mortalità. Al di là della percezione e della scelta individuale, ogni essere umano è inserito in una matrice relazionale – familiare, ecclesiale, sociale – che modella il modo in cui il dolore viene sopportato o alleviato. Quando queste relazioni operano per la realizzazione del bene comune e sostengono le esigenze morali della giustizia e dell’amore, diventano fonti di guarigione e consolazione. Ma in un mondo frammentato e ingiusto, l’ubiquità del dolore è spesso esacerbata da sistemi disfunzionali e da comunità ferite. La disciplina teologica della teodicea si confronta con questo paradosso: come può un Dio buono e onnipotente coesistere con lo scandalo della sofferenza e del male? Dov’è Dio nei gemiti del creato e nelle grida degli afflitti? Per il credente, queste non sono astratte questioni intellettuali, ma domande profondamente esistenziali. A chi ci rivolgiamo nei momenti di angoscia? Possiamo ancora affidarci a Dio, alla Chiesa, alla comunità o gli uni agli altri quando il dolore distrugge le nostre certezze? Dove possiamo trovare un vero conforto? Questo fascicolo di Concilium nasce dal grido globale di conforto in un mondo ancora sconvolto dal trauma collettivo della pandemia di COVID-19. Come osserva Judith Butler, l’umanità ha subìto «forti perdite»: un ambiente condiviso di malattia, dolore e mortalità. Molti sono ancora alla ricerca di modi per piangere i propri morti, commemorare le proprie perdite e affrontare le ferite nascoste che continuano a plasmare il loro mondo interiore. Eppure, nonostante la portata di questo trauma collettivo, il mondo sembra aver imparato poco. Anziché coltivare un senso più profondo di interdipendenza e cura, l’età post-pandemica è stata caratterizzata da una recrudescenza della violenza, del nazionalismo, del tribalismo e delle idolatrie dell’identità e del potere. Come ha osservato una volta Martin Luther King Jr., siamo «legati insieme in un’unica veste del destino», ma il nostro tessuto sociale si sta logorando. Le strutture economiche, politiche e persino ecclesiali che avrebbero dovuto sostenere la dignità della persona umana spesso intensificano la sofferenza, specialmente per coloro che sono relegati ai margini. Papa Francesco ha lamentato il prevalere di «un’economia che uccide», un ordine globale che genera esclusione, ingiustizia e desolazione spirituale. La Chiesa non è immune da queste fratture. La lotta per il potere all’interno delle istituzioni religiose, il silenzio di fronte agli abusi e l’incapacità di testimoniare profeticamente la compassione di Cristo hanno spesso reso gli spazi ecclesiali inospitali proprio per le persone che sono chiamate a servire. In un mondo del genere, non è facile trovare conforto. Molti si sentono abbandonati dalle istituzioni che un tempo erano fonte di significato e di fondamento morale. Questo fascicolo di Concilium cerca di rispondere a questo momento di dolore con un’immaginazione teologica interdisciplinare, pastorale e profetica. Come il buon samaritano, la Chiesa è chiamata non a ignorare la sofferenza, ma ad avvicinarsi, a medicare le ferite e a offrire consolazione radicata nel mistero della sofferenza e del trionfo di Cristo stesso. I contributi a questo fascicolo sono strutturati attorno a tre assi tematici: I. Riflessioni teologico-interdisciplinari Quattro saggi approfondiscono le dimensioni teologiche e antropologiche del dolore e della consolazione. Jean-Pierre Wils esamina l’inafferrabilità filosofica e letteraria del dolore e della misericordia, offrendo un’interpretazione fenomenologica della sofferenza. Rivaldave Paz Torquato indaga la grammatica biblica e teologica del dolore e della consolazione nell’Antico Testamento, interrogandosi sul silenzio di Dio e sull’antropologia della consolazione. Estela Aldave Medrano si concentra sulla rappresentazione nel quarto vangelo della solidarietà di Cristo con i feriti, mostrando il Cristo giovanneo sia come sofferente sia come consolatore. Stan Chu Ilo riflette sulla resilienza di fronte alle atrocità, attingendo a un articolo del 2025 del New York Times su Naima Adam e all’ecclesiologia di John Zizioulas per affermare che il vero conforto nasce dall’amore di Dio mediato dalla comunione della Chiesa. II. Pratiche religiose e spirituali Tre saggi analizzano come le tradizioni spirituali offrano percorsi di guarigione. Clemens Sedmak sostiene che il dolore, sebbene tragico, può portare a una compassione e a un’immaginazione più profonde, costruendo un ponte tra la sofferenza e la guarigione. Rosa Ruiz Aragoneses mette in relazione la Spes non confundit di papa Francesco con la Salvifici doloris di Giovanni Paolo II, proponendo una teologia incarnazionale della sofferenza che enfatizza l’accompagnamento e la speranza. Eduard López Hortelano, coinvolgendo la spiritualità ignaziana, rivela come desolazione e consolazione siano parte integrante del viaggio dell’anima verso Dio, invitando alla riconciliazione con l’homo patiens. III. Aspetti etici e pastorali Cinque saggi affrontano la dimensione strutturale, etica e pastorale del dolore. Hans-Joachim Höhn indaga i limiti delle consolazioni secolari di fronte all’ingiustizia radicale e invoca una teologia del lamento che sostenga la dignità della protesta. Javier de la Torre critica il tentativo post-umanista di eliminare la sofferenza attraverso mezzi biotecnologici, ricordandoci che il dolore non è riducibile alla biologia. Marta López Alonso sottolinea la sacramentalità della consolazione attraverso i gesti corporei e il potere curativo della presenza. Jeane C. Peracullo narra le storie di donne filippine attiviste ambientali, il cui dolore e la cui resilienza stanno rimodellando la coscienza ecologica. Dafne Aída Zapata Pratto evidenzia il ruolo redentore dell’arte nell’accompagnamento pastorale dei sopravvissuti agli abusi, che consente la guarigione attraverso l’espressione creativa. Il fascicolo si conclude con un articolo di Maeve Louise Heaney sul Congresso Internazionale del 2024 sul tema «Il futuro della teologia». La sua riflessione intreccia i temi dell’eredità e dell’immaginazione, suggerendo come la teologia debba rimanere radicata nella tradizione, pur osando reimmaginare la sua testimonianza di fronte alle nuove ferite globali. Insieme, questi contributi offrono più di una riflessione accademica; costituiscono un atto teologico di compassione. In un mondo trafitto da nuove forme di dolore, sia visibili che nascoste, ci invitano a riscoprire l’audacia della teologia nel consolare, accompagnare e sperare.

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