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Sommario
Partendo dall’ambivalenza antropologica tra i due tipi di persona «pastore» e «cacciatore», l’articolo esamina i vari racconti contenuti nel Primo Testamento, che descrivono guerre provocate e condotte dagli uomini per poi soffermarsi sulle guerre promosse o autorizzate da Dio stesso. Sembra si possa vedere come le guerre non siano intese a fine di conquista o di potere, ma per la conservazione del popolo che Dio ha scelto per realizzare la salvezza di tutti i popoli, nel segno di un’alleanza universale. A volte le guerre sono viste come punizione per aver violato l’alleanza, ma alla fine prevale sempre la misericordia divina. Nella seconda parte l’articolo esamina il messaggio di pace che Gesù propone nel contesto socio-politico del suo tempo, prendendo le distanze sia dal potere romano, sia dalle risposte violente degli zeloti. Infine, nell’immagine del «buon pastore» che dà la vita e perdona i suoi uccisori viene raffigurata la riconciliazione tra Dio e l’umanità: non più un Dio che si vendica, ma che perdona.






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