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SOMMARIO
L’APOCALITTICA NEI LIBRI PROFETICI
Editoriale
Guido Benzi
LA SALVEZZA DALL’INTERNO
DEL GIUDIZIO E DELLA PROVA (IS 24–27)
Boris Lazzaro
LA SPADA E LA STRADA IN IS 34–35
Ombretta Pettigiani
GOG DEL PAESE DI MAGOG (EZ 38–39)
Massimiliano Scandroglio
DAL TEMPIO ALLA CAPANNA (AM 9)
Laila Lucci
YHWH, GIUSTIZIA CHE CASTIGA,
ZELO CHE RISTABILISCE
Filippo Serafini
LA REGALITÀ DIVINA INI ZC 14
Piero Capelli
L’APOCALISSE SIRIACA DI BARUC (2 BARUC)
Roberto Marchisio
APOCALITTICA, SOCIETÀ E SETTE
BIBBIA E SCUOLA
Marco Tibaldi
I romanzi apocalittici: Il Signore delle mosche
di W.G. Golding
PER SAPERNE DI PIÙ
Marcello Panzanini
La valle del giudizio: il Commento a Gioele di Girolamo
RILETTURE
Valeria Poletti
La musica, fra tempo e fine del tempo
APOSTOLATO BIBLICO
Fabio Pizzitola
I cantieri di Betania: la strada e il villaggio
VETRINA BIBLICA
ARTE
Marcello Panzanini
La grande festa che verrà: gli affreschi
della sinagoga di Dura Europos
EDITORIALE
Se l’apocalittica è, tra l’altro, il prefigurare una svolta nella storia mediante un sorprendente intervento divino, allora il bacino testuale a cui attingere è primariamente quello dei profeti. Perciò, dopo le questioni introduttive, questo secondo fascicolo si concentra sui loro scritti. Con un’avvertenza, però. Si corre sempre il rischio di cercare nei testi quei fili tematici che in precedenza si è stabilito formino il tessuto di un genere letterario. Non servono molte parole per giustificare quanto un simile modo di procedere sia poco corretto e soprattutto poco rispettoso della libertà compositiva degli autori, nonché del lungo processo redazionale che i libri profetici hanno conosciuto. Perciò gli articoli qui raccolti analizzano i passaggi profetici più vicini all’apocalittica e ne mettono in risalto i punti di contatto, ma anche le divergenze. Per esempio, Guido Benzi, a proposito di Is 24– 27, capitoli in passato etichettati come la «Grande apocalisse», distingue tre tipi di materiale: escatologico, proto-apocalittico e apocalittico in senso stretto. Nel primo caso le svolte decisive nel destino di Israele e dei popoli non abbandonano l’orizzonte storico; nel secondo i cambiamenti avvengono per un intervento soprannaturale; nel terzo il mutamento avviene in modo ultimo e definitivo. Lo stesso si dica per la cosiddetta «Piccola apocalisse », cioè Is 34–35, di cui Boris Lazzaro evidenzia piuttosto il registro simbolico ambientale: uno scenario arido fa da sfondo allo scoraggiamento in cui sprofonda Israele, mentre la straordinaria fioritura del suolo fa da contorno alla gioia scandita dal ritorno a Sion. Anche per quanto riguarda la vicenda di Gog, del pae se di Magog, narrata da Ez 38,1– 39,20, Ombretta Pettigiani condivide l’opinione di quanti parlano di proto-apocalittica. Resta il fatto che il lungo testo di Ezechiele con vigore e ampiezza rivela la forza di un Dio che, con ogni mezzo, salverà il suo popolo e distruggerà chi lo minaccia. Più diretto a Israe le è l’oracolo che si dispiega al cap. 9 del libro di Amos: la fine ormai prossima del popolo, significata dall’abbattimento del santuario nazio-nale di Betel, si tramuta nella ricostruzione di una nazione, con le sue istituzioni e la sua storia, grazie al Signore che manifesta tutta la sua potenza di vita. Il passaggio dal tempio demolito alla capanna rialzata risponde esclusivamente a un gesto di grazia (Massimiliano Scandroglio). Tratti decisamente più apocalittici presentano gli ultimi due testi analizzati. Gl 4 evoca il giudizio definitivo che si svolgerà nella valle di Giòsafat o della Decisione, e coinvolgerà tutte le nazioni. Lo accompagneranno fenomeni di stravolgimento dell’ordine cosmico. «In quel giorno» i nemici saranno annientati, mentre a Giuda sarà riassicurata la benedizione (Laila Lucci). Esito del tutto diverso avrà «quel giorno» secondo la prospettiva dell’autore del libro di Zaccaria. Anche se le nazioni dovranno ancora recarsi al tribunale divino, questa volta il giudizio avrà una valenza purificatrice. Il pellegrinaggio a Gerusalemme sancirà il loro riconoscimento della regalità di Y___. Zc 14 proietta in «quel giorno » qualcosa di paradossale: la distruzione di Gerusalemme e la possibilità di conversione per il resto delle nazioni (Filippo Serafini; si vedano i riferimenti allo stesso capitolo nel contributo finale di Marcello Panzanini). Si approda così a un libro pienamente apocalittico come 2 Baruc, con ogni probabilità composto dopo il 70 d.C. Vi predominano l’attesa dell’imminente fine dei tempi e la speranza nell’avvento di una figura messianica, accompagnati dalla distruzione dell’impero nemico per opera di Dio (Piero Capelli). In sintesi, nei profeti la dimensione apocalittica è modulata secondo prospettive differenti con ricadute diverse, al pari di quanto avviene oggi in ambito sociale (Roberto Marchisio focalizza in modo appropriato il fenomeno delle sette), letterario (Marco Tibaldi) e musicale (Valeria Poletti). Insomma, un fascicolo da leggere e approfondire. Marco Zappella






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