Servizio della Parola - n. 559
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Servizio della Parola – n. 559

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INDICESUSSIDIO

PREPARARE LA MESSA

@Wordinprogress

7. Il Direttore risponde

I nostri modi di dire

53. Dio ha un progetto su di te

1. «Dio ha un progetto su di te» (A. Carrara)

2. Paolo di Tarso e la sua “vocazione speciale”

negli Atti degli Apostoli (G. Pulcinelli)

3. Dio ha un progetto su di te?

Discernere la volontà di Dio (C. Passoni)

Una celebrazione per l’inizio del nuovo anno

nell’unità pastorale (R. Laurita)

Dalla 22a alla 28a domenica

del Tempo ordinario

1° settembre / 13 ottobre

22ª domenica ordinaria (F. Ficco, D. Sutera, G. Tornambé)

23ª domenica ordinaria (F. Ficco, L. Manicardi, G. Tornambé)

24ª domenica ordinaria (F. Ficco, G. Ambrosio, R. Laurita)

25ª domenica ordinaria (F. Ficco, S. Zamagni, M. Orizio) 1

26ª domenica ordinaria (F. Ficco, S. Morra, M. Orizio)

27ª domenica ordinaria (F. Ficco, A. Fumagalli, S. Toffolon)

28ª domenica ordinaria (F. Ficco, G. Ambrosio, S. Toffolon)

 

7.

Il Direttore risponde

Buongiorno,

sono don Alberto Olivo della diocesi di Novara e volevo proporre

alcune riflessioni sulla rivista Servizio della Parola.

Sono abbonato alla vostra rivista dal 1997. La vostra rivista

mi è sempre piaciuta e ha sempre soddisfatto le mie aspettative.

In particolare la parte esegetica. Sono stato missionario in Ciad,

nella diocesi di Pala, dove tutta la pastorale, la catechesi e la liturgia

è fondate sulla parola di Dio, e al mio ritorno in diocesi

volevo trovare un sussidio che mi aiutasse nel capire e interpretare

la Parola della domenica per evitare quel moralismo o quel

pettegolezzo che tante volte contraddistinguono le nostre omelie,

che diventano prediche nel senso spregiativo del termine. Leggendo

l’esegesi proposta dalla vostra rivista ho potuto mantenere

quell’amore per la parola di Dio che avevo sperimentato in Ciad,

e di questo ve ne sono grato. Personalmente le altre rubriche

hanno per me scarso interesse, in quanto l’omelia deve scaturire

dalla mia vita e dal mio cuore e non da schemi proposti da altri.

Un particolare interesse ha per me anche la riflessione finale di

Roberto Laurita, sempre saggia e interessante. Mi ricordo che

anni fa avevate inserito la scheda “il santo del mese”, perché non

reintrodurla? Ritengo che lo scopo della vostra rivista sia quello

di tenere ancorato il celebrante alla parola di Dio e finora vi

siete riusciti perfettamente; inoltre l’esegesi dei testi, semplice ma

mentale, proprio a partire dalle periferie ecclesiali e sociali

che si stanno manifestando nel nostro continente. Si assiste, ad

esempio negli ultimi anni, a una riattivazione di percorsi catecumenali,

per persone immigrate in Europa, di prima o seconda

generazione, e anche per quegli europei le cui famiglie hanno

abbandonato da tempo la chiesa cattolica e che ora hanno l’opportunità

di scoprire in modo nuovo la vita cristiana. Inoltre la

periferia sociale delle piccole comunità lontane dai grandi centri

e la crisi ecclesiale dovuta alla radicale diminuzione dei ministri

ordinati sembrano far ritornare la nostra geografia ecclesiale

al tempo in cui la chiesa si percepiva come una rete di piccole

comunità, che ruotavano attorno a centri di formazione e irradiazione

missionaria. In questo contesto se la riorganizzazione

procede da un criterio puramente clericale, si finirà esclusivamente

per accentrare tutta la comunità in pochi punti, abbandonando

la prospettiva delle piccole comunità. Se invece il criterio

della riorganizzazione sarà realmente sinodale, si potrà avviare

una pedagogia graduale verso l’eucaristia, che comporta la

presenza di comunità che celebrano la festa domenicale e sono

convocate dalla parola di Dio. Il desiderio dell’eucaristia non

sarà sminuito da queste celebrazioni che valorizzano i carismi

e il sano protagonismo del popolo di Dio, ma anzi potrà essere

coltivato, mantenendo una connessione, nel tempo e nello spazio,

con i “fuochi eucaristici” presenti nella rete delle comunità.

Certo questo comporta porre al cuore delle comunità la formazione

di gruppi ministeriali, che accompagnano la vita delle

piccole comunità con l’ascolto della parola di Dio, specialmente

quella domenicale, e il discernimento dei carismi. Comunità in

cui al centro non c’è il “ruolo” o la “funzione” organizzativa, secondo

un clericalismo laicale di ritorno, ma l’umanità autentica

di ciascuno, che diviene testimonianza di Gesù nell’incontro e

nella relazione personale. La rivista Servizio della Parola intende

porsi come strumento di lavoro anche per questi gruppi ministeriali

e per la loro formazione, perché la vita delle comunità

e di ogni persona sia sempre più illuminata dalla profondità della

parola di Dio.

Hai pienamente ragione, don Alberto, l’omelia deve scaturire

non da schemi preconfezionati, ma dalla vita e dal cuore del

presbitero. Questi però ha anche un compito formativo, per assolvere

il quale l’omelia è certamente necessaria ma non sufficiente:

far crescere le persone e le comunità a lui affidate nell’ascolto,

personale e comunitario, della parola di Dio.

don Davide Arcangeli

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